“La mafia è una dittatura, può togliere la vita, la libertà, e può cancellare la dignità delle persone e dei popoli. Come si fa contro le dittature, bisogna ribellarsi contro la mafia. Contro le dittature, si usano le armi, contro la mafia le "armi" sono la legalità e il rispetto delle leggi. Non votate mai chi dice "datemi il voto che poi ti trovo il posto di lavoro": questo è un comportamento che ha la mentalità mafiosa….Ripudiate quella mentalità mafiosa che consiste nella presunzione di fare qualcosa non perchè è un diritto ma perchè è un privilegio. (Gianfranco Fini, discorso al “Parlamento sulla legalità”, marzo 2009)
Un anno fa, su questo blog, raccontavamo di Nicola Cosentino (17 ottobre 2008). Sottosegretario all’Economia nel governo in carica, Casentino non ha bisogno di presentazioni. A chi non ne avesse mai sentito parlare, di certo non saranno sfuggite le prima pagine dei giornali nell’ultima settimana. Perché Nicola Casentino da Casal di Principe, classe cinquantanove, coordinatore regionale campano del PdL e, fino alla settimana scorsa, detentore di una candidatura blindata per le prossime regionali, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare per concorso esterno in associazione camorristica. Ora si attende il pronunciamento della Camera, cui spetta la decisione sull’autorizzazione a procedere. Per i magistrati, Cosentino è ed è stato il referente politico del clan dei casalesi. Loro gli fornivano voti e tessere. Lui li ripagava con rappresentanza politica nelle stanze che contano.
La presunzione di innocenza è un diritto. Lo è, ovviamente, anche per Cosentino. Eppure, per un uomo pubblico, esistono circostanze che esulano dal mero profilo penale. Per un politico, la rispettabilità, la trasparenza, l’etica, sono valori che non ammettono chiaroscuri. E’ per questo che il rifiuto della candidatura a presidente della Regione Campania arriva con indiscutibile ritardo. Perché delle accuse a Casentino non eravamo gli unici a sapere, da oltre un anno. Ne avevano parlato settimanali e scrittori. Ne parlavano blog e quotidiani locali. Allora, però, la destra nazionale e locale fece quadrato. A cominciare dal circolo territoriale del PdL che, seppur egemonizzato da ex nazionalalleati, trova in Nicola Casentino un indiscusso referente fra i “politici che contano”.
Un anno fa, su questo blog e su quello della sezione locale di AN, siamo stati attaccati e chiamati bugiardi. Ci venne detto che non avevamo titolarità per consegnare patenti di antimafia. Ci venne detto che Fini e AN e il PdL erano in prima linea contro la criminalità organizzata. Contro una “mentalità mafiosa” prima ancora che contro i mafiosi stessi. Un anno dopo, cari signori, la storia è andata in altre direzioni. Posto che non ritorni la tentazione dell’immunità.